Si parla spesso di reddito di “cittadinanza”, di “inclusione”, di “dignità”, ma non sentiamo mai qualche proposta per il reddito di chi lavora.

Anzi in questi giorni i poliziotti triestini come quelli di tutta Italia, si sono ritrovati come “regalo di Natale” il tanto atteso rinnovo del contratto di lavoro, quello atteso dal 2009.

Più che un regalo, un vero e proprio “pacco”, come del resto era prevedibile e come lo è stato nei mesi scorsi anche nella circostanza del “riordino delle carriere”.

Niente che ci faccia esultare sotto l’albero, malgrado qualcuno, probabilmente per un tornaconto elettorale, in questi giorni sta cercando di vendere ai poliziotti ed ai cittadini questi due prodotti come qualcosa di buono, come un passo avanti.

Nulla di tutto ciò!

Nulla che possa far recuperare i 10 punti in percentuale persi sul potere d’acquisto dei poliziotti con il blocco salariale.

Per l’anno 2018 ci auguriamo un Governo nuovo che cominci a dare maggiori attenzioni, ma soprattutto risposte serie e credibili al Comparto Sicurezza, perché il malcontento ed il disagio all’interno è molto forte.

Per la sicurezza, sempre più precaria (lo si può constatare leggendo ogni giorno i fatti di cronaca anche del capoluogo giuliano oppure semplicemente passeggiando per le strade della nostra provincia), serve qualcosa di diverso da provvedimenti “tampone”, seppur condivisibili ma non risolutori, come quelli dell’utilizzo dei Reparti Prevenzione Crimine di Padova sull’altipiano ed in città, per assicurare quella presenza di “divise” impossibile da poter garantire quotidianamente e nel tempo a causa degli attuali organici.

Viviamo in un periodo che ci “obbliga” a dover “blindare” luoghi come la piazza Unità d’Italia per eventi come quelli dell’ultimo dell’anno, per poter far svolgere la vita quotidiana delle persone in serenità.

Per poterlo fare adeguatamente servono tante forze e soprattutto “fresche”: l’esatto opposto ai 50 mila uomini in meno che le forze dell’ordine patiscono in Italia rispetto al passato. In Italia per il problema dell’immigrazione che inevitabilmente incide anche sulla sicurezza del nostro Paese la spesa è molto alta, mentre per la sicurezza si continua ad investire sempre troppo poco.

Investire in sicurezza significa non solo postare delle risorse economiche per essa, ma anche dare strumenti normativi incisivi nelle mani degli operatori di polizia e garantire la certezza della pena a chi commette dei “danni” alla società.

La sicurezza è una cosa seria, si deve lavorare sul raggiungimento della sicurezza reale, non solo su quella percepita come si sta cercando di fare!

 

 

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