Abbiamo sempre sostenuto con completa fiducia l'azione della Magistratura, non smettendo però di credere nell’operato legittimo dei colleghi, vittime a loro volta di un meccanismo giudiziario e di un rebus di normative che evidentemente devono essere riviste.

Sei anni di vera tortura mediatica e pesanti accuse sulle spalle di poliziotti onesti, padri di famiglia nonché figli di genitori che hanno condiviso con loro le pene di questa attesa.

Definiti addirittura “carcerieri” con accuse infamanti quali sequestro di persona.

Anni passati nell’angoscia di un verdetto gravissimo, una serenità persa che nessuno potrà restituire.

Ora l’assoluzione, che noi davamo per scontata, dovrà passare ancora la prova di un eventuale appello forse inappropriato.

Altri tempi d’attesa per poter essere “liberati” da delle colpe non commesse, da un sistema che mette troppo facilmente e troppo spesso sotto accusa i difensori della legalità e della brava gente.