Una rotta balcanica mai esaurita, sicuramente meno rilevante in termini numerici rispetto agli sbarchi nel Mediterraneo, ma degna di non minor importanza per la sua “pericolosità”. La denuncia del Sap degli anni scorsi sulle carenze d’organico patite dal capoluogo giuliano e la richiesta ai vertici dell’Amministrazione locale di aggregazione di personale provenienti dai Reparti Mobili e dai Nuclei Prevenzione Crimine a difesa di confini così permeabili e facilmente violabili, soprattutto nella stagione estiva, trovava evidentemente giustificato fondamento. È bastato infatti un rintraccio, più consistente rispetto ai giorni precedenti, di clandestini che avevano fatto ingresso sul nostro territorio, in una domenica d’estate, a mettere a nudo tutto le problematiche più volte evidenziate dal Sap. L’impiego di operatori di Polizia delle varie specialità e di quelli in forza alla locale Questura ha di fatto distolto la quasi totalità delle pattuglie dai servizi ordinari previsti di controllo del territorio e sicurezza stradale. Pare alquanto assurdo poi che in questo contesto si continui ad aggregare personale di Trieste verso altre città per contrastare fenomeni legati appunto all’immigrazione clandestina o a presidio dei confini nazionali. Trieste e la rotta balcanica richiedono attenzioni particolari, diverse da altre provincie. Anche di questo si è parlato durante il recente incontro tenutosi a Lubiana tra rappresentanti del Sap e il Presidente della Commissione Parlamentare sui servizi segreti Branko Grims.

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