In questi giorni di profonda e complicata incertezza politica, ciò che desta preoccupazione è che nessuno di chi è candidato a governare sembra avere fissato nella propria agenda il tema della “sicurezza”, così caro a molti nella precedente campagna elettorale e sicuramente così prioritario dopo 10 anni di sciagurati e trasversali tagli, che hanno determinato una debilitazione dell’apparato sicurezza così grave. Nessuno o quasi, in questi giorni ha nemmeno menzionato il termine sicurezza! Non vorremmo che si invertisse la rotta, quella di non chiudere più gli uffici di Polizia espressa da questo ultimo Esecutivo, che di fatto aveva bloccato la chiusura della Sottosezione di Polizia di Frontiera di Villa Opicina e arrestato il processo di depotenziamento che era stato messo in atto negli anni precedenti per portare ad un inevitabile inutilità e conseguente chiusura dei Commissariati di Rozzol Melara ed Opicina. Una sensazione, quella avvertita dal SAP come di un improvviso stop ad un processo certamente lungo e complesso da intraprendere che però sembrava essere stato avviato con grande determinazione: si era tornati ad investire e non tagliare sulla sicurezza portandola al centro del sistema. Dalle assunzioni straordinarie di personale, alle risorse destinate alle ristrutturazioni dei nostri edifici, ai più che raddoppiati fondi per le divise, alle nuove disponibilità per servizi mensa e ticket, ed altro ancora. Non vanno inoltre scordati tutti gli interventi normativi, come i due decreti sicurezza con  norme più stringenti contro i violenti del “disordine pubblico” e i facinorosi degli stadi; ed ancora strumenti più incisivi per il contrasto alle mafie e dell’immigrazione clandestina e non di minore importanza l’approvazione dell'emendamento, presentato dall’ On. Gianni Tonelli (già Segretario Generale del SAP), per i reati di oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale: farà si che non si potrà più procedere ad assoluzione per “lieve tenuità del fatto” e chi se ne dovesse rendere responsabile, dovrà risponderne sempre davanti alla legge. Non solo un emendamento, ma un vero cambio “culturale”, quello a favore delle forze di polizia che vanno nella direzione inversa a chi vorrebbe, ancora oggi, apporre i numeretti sui caschi, magari opponendosi alle più “complete” bodycam, dimostrando il suo forte pregiudizio nei confronti delle “divise”. Serve quindi che quanto è stato iniziato possa continuare, in caso contrario rischieremmo di ricadere nel baratro di pochi anni fa, con forte ripercussioni sui risultati a danno dell’intera comunità e della brava gente. C’è molto da fare! Servono tutele professionali, anche per arginare le continue aggressioni che quotidianamente stiamo subendo (dal mese di giugno ad oggi ne abbiamo ormai contate più di 144). Servono risorse per dotazioni, mezzi, attrezzatura e formazione. Deve essere portato a termine entro settembre un importante riordino delle carriere che consenta di recuperare, almeno in parte, i danni provocati da quello precedente. C’è un contratto del lavoro da rinnovare in maniera adeguata e non con un aumento da “elemosina” come quello passato. Si rimetta quindi nell’ agenda della politica il tema della Sicurezza: è una delle priorità del nostro Paese, è indispensabile per la sua crescita e per garantire la piena, libera e democratica convivenza civile.

 

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